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RIFLESSIONI DI DON PRIMO

                                                                         

 

Nei tre giorni vissuti insieme, accanto all’urna che contiene le spoglie del beato Frassati, la nostra fede ha subito una provvidenziale riforma: da una fede piuttosto “spirituale” a una fede più “materiale” . Che cosa vuol dire? Se la fede è riconoscere una presenza eccezionale,  noi siamo stati aiutati in questo riconoscimento dalla presenza di questa reliquia e da tutti i segni, i gesti che hanno accompagnato la sua presenza nella Parrocchia a lui dedicata. La commozione che abbiamo provato era qualcosa che rimandava ad altro, oltre una fede sbiadita. Tutto di noi è stato coinvolto in questo riconoscimento: gli occhi sempre rivolti a quell’urna, quasi da non potersene staccare, a quella scritta: ”verso l’alto”. L’abbiamo portata a spalle per un tratto di 200 metri e, quando i giovani che la portavano l’hanno depositata a terra, tra una ricca corona di fiori (i fiori erano la grande passione di Pier Giorgio Frassati) un chierichetto mi ha chiesto: e adesso la aprono quella cassa? Lo possiamo vedere?  La domanda era tutt’altro  che fuori luogo, perché i nostri occhi sono fatti per vedere anche i corpi dei Santi. Dopo gli occhi era coinvolto il nostro cuore che si innamorava sempre di più della figura di Frassati, coinvolta la gente che è accorsa ed ha affollato la Chiesa come non si era mai visto; la gioia era anche resa più vivace dalle tante bandiere sventolate dai giovani dell’Azione Cattolica e dai ragazzi della Parrocchia che, hanno scelto di stampare sulle bandierine la foto classica di lui con la pipa e la scritta “benvenuto tra noi”. Coinvolta la Chiesa tutta nella solennità della liturgia nella Cattedrale di Torino e nelle tante Messe celebrate nella nostra Parrocchia il 5 luglio fino alla Messa conclusiva celebrata dal Vescovo di Pinerolo Mons. Pier Giorgio De Bernardi che ha dimostrato una particolare conoscenza della figura del beato. Il coro degli Universitari di C.L. ha cantato alla comunione il canto polifonico: ”Estote fortes in bello”, molto adatto alla personalità di Frassati e a come ci è chiesto di come vivere la fede in questi tempi. Il coro alpino Edelwais ha voluto essere presente accanto all’amico “alpinista”, dedicandogli al termine della Messa alcuni dei più famosi canti di montagna che certamente cantava Pier Giorgio (La Montanara, Signore delle cime, etc…). Tutto il popolo è stato coinvolto nel veder sfilare in corso Regina Margherita un corteo di macchine al seguito di due automezzi della Fiat che porteranno Pier Giorgio per una peregrinazione di 5000 Km. E poi la preghiera attorno a quell’urna, quanta preghiera con richieste precise rivolte a Pier Giorgio, che ha risposto dal cielo concedendo alcune grazie straordinarie! L’inizio di questa peregrinazione della reliquia del suo corpo ha veramente “materializzato” la nostra fede rendendola più carnale e più incarnata nella vita. Nei segni concreti Gesù si è fatto vedere, come il vero suscitatore della Santità di questo giovane. Siamo partiti domenica 3 luglio con un torneo di calcetto sul nuovo campo inaugurato per l’occasione. “Vita da campione” è la linea guida del sussidio della Pastorale Giovanile preparato per l’estate ragazzi di quest’anno. Il 4 luglio sera ci siamo recati in Duomo ad accogliere l’urna consegnateci dalle mani dell’Arcivescovo. Entrato nella nostra Chiesa è stato salutato dai giovani e da tante famiglie. E’ seguita una veglia di preghiera presieduta da Don Luca Ramello. Alcuni coraggiosi hanno vegliato tutta la notte a ricordo delle tante adorazioni notturne di Pier Giorgio. Martedì 5 luglio il primo pellegrinaggio è giunto dalla Parrocchia di San Francesco d’Assisi di Venaria Reale, guidato dal giovane Salesiano don Thierry. E’ seguita una seconda Messa celebrata da don Joaquin, giovanissimo sacerdote appartenente all’Istituto del Verbo Incarnato, per tutti i ragazzi del U.P. 11. Alla sera Mons. De Bernardi ha ricordato nella sua omelia che ogni Santo ha un suo percorso particolare. Per Frassati questo cammino verso la Santità ha trovato la sua fonte nell’Eucarestia; si è espresso nella carità e nell’impegno politico a costruire la Civiltà dell’amore; è stato ravvivato ogni giorno da una particolare devozione alla Madonna: il tutto dentro una normale vita da studente universitario. Alle 6:30 del 6 luglio c’era già una piccola folla che recitava in Chiesa le lodi e il rosario prima del rito di congedo, in una commozione umile e sincera. Quanti baci, quante carezze ha ricevuto Pier Giorgio in questi 3 giorni e chissà ancora da qui fino al 31 luglio. Tutto quello che abbiamo vissuto si può ricondurre a questa domanda  dello scrittore Paul Claudel nella sua opera l’Annuncio a Maria: “forse che scopo della vita è vivere? Non vivere, ma morire… e dare in letizia ciò che abbiamo. Qui sta la grazia, la libertà, la gioia, la giovinezza eterna”. Che cosa va della vita se non per essere data? La legge dell’esistenza umana è l’amore nella sua realtà dinamica che è l’offerta, il dono di sé. “Chi vorrà salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per me la salverà”. (LC. 17,33).

Lui poteva avere tutto dalla vita, ma ha offerto tutto. Tanti giovani mi hanno detto: accanto a quell’urna ho provato una pace che non avevo mai provato prima. Era la pace che lui augurava ai suoi amici per l’Anno Santo 1925. Pace che è coscienza di essere voluti , amati e posseduti da Dio che fa la storia del mondo e quella di ciascuno di noi. Di una vita così non ci si può stancare, come non ci stanca la compagnia quotidiana con l’Essere che più ci ama. “Mentre lo portavo a spalle sentivo un peso leggero, leggero come se fosse Lui a portare noi.”

 

Primo Soldi